mercoledì 20 maggio 2015

L'inflazione e la fiducia dei consumatori

Il quadro economico nazionale dipinto dai dati diffusi periodicamente dall'Istat, disegna un Paese in affanno, fermo, scoraggiato: in declino. L'inflazione langue intorno allo 0,2%. Nel mese di aprile 2015, come rilevato dall'Istituto di statistica con il valore pubblicato lo scorso 13 maggio, l'indice dei prezzi al consumo registra un aumento di quest'entità, mentre la sua proiezione annuale si attesta su una diminuzione dello 0,1% come nei due mesi precedenti: è il quarto mese consecutivo che l'indice generale registra una flessione su base annua. Le cose come detto, non vanno affatto bene, si consideri che tra gli obiettivi della Banca Centrale Europea c'è quello di stabilizzare il parametro inflattivo al 2%, questo valore dell'indice dei prezzi è considerato indicativo di una buona situazione economica e quello registrato nel nostro Paese è di dieci volte inferiore. Secondo l'Istat questa persistente diminuzione sarebbe dovuta al calo dei prezzi di beni energetici, di trasporti e delle comunicazioni. L'elaborazione degli indici dei prezzi al consumo: il Nic (relativo all'intera collettività) il Foi (per i consumi registrati dalle famiglie di operai ed impiegati) e l'Ipca (armonizzato per i Paesi Europei), avviene su rilevazioni territoriali di prezzo dei beni e dei servizi riuniti in uno specifico paniere. Sono 80 i comuni che concorrono alla rilevazione territoriale dell'indice: 19 capoluoghi di regione e 61 capoluoghi di provincia.
La fiducia dei consumatori assume come base di partenza il valore 100 del 2010 e l'ultimo dato disponibile di aprile 2015 diminuisce a 108,2 dal mese precedente in cui era 110,7. Il generale clima di fiducia dei consumatori espresso anche dai sotto indici che lo compongono: quello economico, personale, corrente e futuro registrano una generale diminuzione: i consumatori Italiani sono sfiduciati: ritengono che l'attuale stato di salute economico sia precario. L'indice viene determinato sottoponendo a 2000 abbonati sorteggiati dall'elenco telefonico e selezionati uniformemente su base territoriale, una serie di domande attraverso le quali possano esprimere il loro giudizio sulla situazione economica della famiglia, le opportunità di risparmio attuali e future, la propensione all'acquisto di beni durevoli e giudizi sul bilancio familiare. Si respira il clima di una crisi che dura ormai dal 2007 e da cui il nostro Paese stenta ad uscirne. Per maggiori approfondimenti sul tema vi rimando al sito Istat dove gli appassionati di statistica potranno soddisfare tutte le loro curiosità.

mercoledì 13 maggio 2015

Privacy e telefonate indesiderate

Le moderne strategie di Marketing, attuate dalle aziende, si basano oggi sulla raccolta e l'analisi dei dati: dei cosiddetti Big Data, ovvero di quella mole d'informazioni che parte dai nostri dati anagrafici e raggiunge elementi di profilazione e catalogazione basati sui nostri gusti alimentari, musicali, cinematografici ecc... Di per sé la raccolta e la collezione di queste informazioni non è dannosa, ma è l'uso che l'azienda ne farà che potrà risultare fastidiosa per il cliente e ripercuotersi negativamente sulla sua attività promozionale. Noi tutti almeno una volta abbiamo sperimentato sulla nostra pelle l'invadenza e l'inopportunità di certe telefonate commerciali che dalla proposta di adesione ad un nuovo contratto di fornitura energetica, arrivano alla vendita di vini e surgelati. Spesso questi astuti call-center raccolgono i numeri telefonici dei malcapitati dagli elenchi pubblici e a meno che l'utente pubblicato non si sia iscritto nel Registro Pubblico delle Opposizioni, subirà le fastidiose vessazioni dalle più disparate offerte commerciali. Qualche altra volta è il consumatore che più o meno consapevolmente conferisce all'impresa volontariamente il suo numero di telefono, magari quello mobile, ed in questo caso per ottenere la cancellazione è necessario richiederlo formalmente al titolare del trattamento: la figura giuridica prevista dalla legge deputata proprio a questo compito, chiedendo esplicitamente all'operatore commerciale, attivo dall'altra parte del filo, chi detenga il nostro dato. Segnalazioni e reclami possono essere inoltrati direttamente al Garante per la protezione dei dati personali sul cui sito è possibile consultare l'utile guida da cui ho preso spunto per questo post.

mercoledì 6 maggio 2015

La mediazione e le conciliazioni paritetiche

Il Decreto Legislativo 28 del 4 marzo 2010 dà attuazione all'articolo 60 della Legge numero 69 del 18 giugno 2009, in cui il Parlamento (di allora) delegava il Governo all'emanazione di uno o più decreti attuativi in materia di mediazione e di conciliazione delle controversie civili e commerciali. Lo strumento giuridico prodotto si muove all'interno del quadro tracciato dalla direttiva Europea 52/2008, elaborata dalla Commissione ed adottata dal Parlamento e dal Consiglio dell'Unione Europea con l'intento di risolvere le controversie transfrontaliere in materia civile e commerciale. La mediazione, nelle intenzioni dell'Unione, dovrebbe rappresentare un'efficace e rapida risoluzione delle controversie, alternativa all'ordinario canale giurisdizionale, a cui si potrebbe sempre ricorrere in caso di fallimento della procedura. Due o più parti coinvolte in una controversia deciderebbero volontariamente (vedremo tra breve che in realtà per alcuni ambiti il ricorso alla mediazione è obbligatorio), di risolvere il contenzioso con l'aiuto di un mediatore: la persona che svolge la mediazione in modo efficace, imparziale e competente. Secondo definizione la mediazione è l'attività svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa. Il percorso che conduce al raggiungimento dell'accordo tra le parti, si snoda privilegiando tutti i loro interessi e tralascia in secondo piano le formalità più strettamente giuridiche: qui l'evidente diversità con il giudizio processuale condotto in punta di diritto. Fin qui gli aspetti teorici che hanno guidato i Legislatori nella formulazione delle norme, ora entriamo più nel dettaglio degli elementi pratici ed attuativi. La condizione di partenza è naturalmente l'esistenza di un conflitto tra le parti (per quanto ci attiene il caso tipico è rappresentato dal consumatore insoddisfatto o leso nei suoi diritti da un'impresa e/o società commerciale). La strada maestra che ciascuno di noi potrebbe legittimamente e costituzionalmente imboccare per vedere rispettati i propri diritti, sarebbe proprio quella della Giustizia. L'opinione diffusa però, suffragata per altro dalle statistiche che certo incidono negativamente anche sul rischio d'impresa e d'investimento, penalizzando così il nostro Paese rispetto ad altre aree economiche, è l'eccessiva durata dei processi civili (la media è decennale per i tre gradi di giudizio ammissibili), per non parlare poi dei costi e dell'aleatorietà intrinseca del giudizio medesimo. Ecco che allora il ricorso alla mediazione potrebbe trovare una più rapida soluzione alla controversia (la durata massima prevista è di 4 mesi), con una potenziale soddisfazione per entrambi i soggetti ricorrenti, e naturalmente con un vantaggioso contenimento dei costi. È il decreto ministeriale 180/2010 che disciplina l'organizzazione e la statuizione degli organismi di mediazione, inserendoli in un apposito elenco gestito dal Ministero della Giustizia, la cui iscrizione degli enti preposti (siano essi pubblici o privati) è vincolata al possesso di specifici requisiti economici ed etici. Rientrano nella condizione di procedibilità, per cui la mediazione è obbligatoria, tra le altre, le controversie in tema condominiale, di locazione, di risarcimento del danno cagionato dalla circolazione di veicoli, i temi bancario assicurativo e finanziario.
Le conciliazioni paritetiche sono invece degli accordi (disciplinati da veri e propri protocolli d'intesa) stipulati tra aziende o loro associazioni rappresentative ed associazioni di consumatori, che si differenziano dalla mediazione perché in queste procedure il terzo imparziale è assente, ma la soluzione viene mediata tra un rappresentante del consumatore (il conciliatore dell'associazione) e quello dell'impresa che hanno spesso seguito un comune iter formativo e che possono così confrontarsi su elementi condivisi. Le più comuni sono quelle in vigore con le aziende telefoniche ed energetiche (guarda l'elenco completo).
Tutto chiaro? Non esitare a contattarci per ogni evenienza.

mercoledì 29 aprile 2015

Consumatori 2.0: le guide informative

Sono disponibili in sede (questo è un velato invito al ritiro: vieni a ritirare la tua copia nel giorno di sportello) le due guide pubblicate nell'ambito del progetto "Consumatori 2.0" Radicamento e Interattività. L'una curata da Confconsumatori e dal titolo: "I diritti dei consumatori online" (anche versioni inglese, francese ed arabo), in cui è possibile approfondire: i nostri diritti di consumatori digitali: quando acquistiamo online; come viene tutelata la nostra Privacy e la sicurezza sul web e quali servizi offre la Pubblica Amministrazione nell'era di internet. L'altra redatta da Unione Nazionale Consumatori sulla Sicurezza Alimentare in cui sono trattati i temi delle contaminazioni alimentari (sia fisiche che chimiche), quali azioni di prevenzione sono attuate da produttori e distributori e quali responsabilità restano in capo al consumatore (per esempio modalità di conservazione e/o cottura) per scongiurare il deterioramento dei cibi; delle patologie connesse all'alimentazione quali: obesità, anoressia, bulimia, ortoressia, drunkoressia e delle allergie ed intolleranze alimentari.
Il progetto è finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi del decreto 21 marzo 2013 e realizzato da cinque associazioni di consumatori: Assoutenti; Codacons; Confconsumatori; Movimento difesa del Cittadino e unione Nazionale Consumatori per approfondire...

mercoledì 22 aprile 2015

Mutui e finanziamenti: la sospensione delle rate

Gli strumenti a cui ricorrere per sospendere le rate dei finanziamenti in atto per cause di sopraggiunte difficoltà economiche, come la perdita di lavoro o altro, sono essenzialmente due: Il fondo di solidarietà Mutui prima casa e l'accordo raggiunto lo scorso 31 marzo 2015 tra l'Abi (l'associazione Bancaria Italiana) e dieci Associazioni dei Consumatori e detto moratoria famiglie.
Il Fondo solidarietà Mutui Prima Casa è stato istituito con la legge Finanziaria 2008, che al comma 475 dell'articolo 2, ne ha conferito una dotazione di 10 milioni di euro per ciascun anno 2008-2009. L'operatività del fondo si è interrotta nel biennio seguente per poi riprendere con il decreto Salva Italia (2011) che lo ha rifinanziato con altri 10 milioni di euro per ogni anno del 2012 e 2013. Lo strumento consente la sospensione del pagamento delle rate del mutuo per due volte nell'arco dell'intera durata contrattuale e per un periodo complessivo massimo pari a 18 mesi. Il contratto di mutuo così sospeso e le garanzie ad esso collegate, si prorogano per un periodo equivalente a quello della sospensione. Al termine del beneficio, il pagamento delle rate riprenderà secondo i termini e gli importi originariamente statuiti. Per accedere al fondo è necessario però possedere alcuni requisiti previsti dal Decreto Ministeriale n.37 del febbraio 2013 (il Ministero in questione è quello delle Finanze con il suo dipartimento del Tesoro) che ha modificato il precedente del 2010. Innanzitutto il contratto di mutuo da sospendere deve essere quello stipulato per l'acquisto dell'abitazione principale, l'importo non deve superare i 250 mila euro, dev'essere in ammortamento da almeno un anno ed il mutuatario deve possedere un ISEE fino a 30 mila euro. La sofferenza nel rimborso delle rate: ovvero lo stato di morosità nel ritardo dei pagamenti non deve superare i 90 giorni consecutivi e la sospensione è concessa solo se nei tre anni precedenti alla richiesta si è verificato almeno uno dei seguenti eventi spiacevoli : la perdita del lavoro; sopraggiunta invalidità o morte del mutuatario. Tutti i dettagli operativi: come compilare la domanda; quali documenti allegare e come inoltrarla sono ben illustrati sul sito Consap (la concessionaria pubblica affidataria della gestione del fondo) a cui vi rimando per tutti gli approfondimenti del caso.

L'accordo Abi – Associazioni dei Consumatori implementa (anticipandola) la disposizione normativa prevista dal comma 246 della Finanziaria 2015 (Legge di Stabilità) in cui per consentire di allungare il piano di ammortamento dei mutui e dei finanziamenti per le famiglie e le micro, piccole medie imprese; i Ministeri delle Finanze e dello Sviluppo Economico concordano, con i rappresentanti degli attori economici suddetti, tutte le misure necessarie a permettere la sospensione del pagamento della quota capitale delle rate per gli anni dal 2015 al 2017. L'accordo ricalca nei requisiti quelli previsti dal Fondo di solidarietà per gli spiacevoli eventi: quindi perdita del lavoro; sospensione o riduzione dell'orario (Cassa Integrazione) ed invalidità o morte del debitore. I finanziamenti sospendibili sono quelli rientranti nella fattispecie del Credito al Consumo con durata superiore a 24 mesi e per cui il ritardo del pagamento non superi i 90 giorni. Il meccanismo del provvedimento prevede la sospensione della quota capitale costituente la rata (saranno pagati gli interessi previsti), per una sola volta nell'intera vita contrattuale del finanziamento e per un periodo massimo di 12 mesi da qui al 31 dicembre 2017. La sospensione allungherà la durata del processo di ammortamento. L'operatività pratica è però ancora in definizione: mancano i moduli di presentazione della domanda e l'iter della procedura, che saranno il frutto di un tavolo tecnico istituito nel progetto Trasparenza Semplice, così assicurano i firmatari dell'accordo.

mercoledì 15 aprile 2015

Automobile: tra sicurezza ed inquinamento

Nella consueta rubrica mensile dedicata ai trasporti, questa volta parleremo della circolazione su strada con l'automobile e di come l'immarcescibile Unione Europea abbia armonizzato in tutti e 28 i paesi aderenti, le caratteristiche tecniche che i veicoli a motore devono possedere per essere omologati ed immatricolati nel continente. La strategia normativa punta a coniugare lo sviluppo sostenibile dell'industria automobilistica (che contribuisce per il 3% al Pil Europeo e rappresenta un settore chiave dell'intera economia) con la costante esigenza di progresso in materia di sicurezza e tutela dell'ambiente. Il Regolamento Europeo 661/2009 disciplina la sicurezza generale dei veicoli a motore e prevede, in sintesi, che i veicoli di categoria M (quelli dedicati al trasporto di passeggeri, nella cui classe 1 rientra l'automobile – M1) siano dotati di un sistema elettronico di controllo della stabilità, di indicatori di cambio di marcia e di un sistema di controllo della pressione degli pneumatici. Pneumatici che devono soddisfare specifici requisiti relativamente all'aderenza sul bagnato, alla resistenza ed alla rumorosità durante il rotolamento. La sicurezza dei passeggeri è garantita da norme disciplinanti i componenti e le entità tecniche dei veicoli come le citure di sicurezza ed i sistemi di ritenuta per i bambini. Sul fronte ambientale la riduzione delle emissioni inquinanti dei veicoli leggeri: quali gli ossidi di azoto gli idrocarburi incombusti, il particolato ed il monossido di carbonio, è normata dal regolamento (CE) 715/2007 che fissa i limiti di emissione per la norma Euro 5 ed Euro 6 degli inquinanti detti, in particolare prevede per i motori a benzina il limite di 1000 mg/km per il CO e di 60 mg/km per gli NOx ecc...La norma Euro 5 era applicabile dal I settembre 2009 per le nuove omologazioni e dal I gennaio 2011 per l'immatricolazione e la vendita, mentre la Euro 6 dal I settembre 2014 e dal I settembre 2015 per la vendita. Dopo tale data infatti i nuovi veicoli immatricolati e venduti dovranno contenere le emissioni nocive entro i limiti previsti dalla Euro 6. Per avere un'idea di quale sia la consistenza e la qualità (l'anzianità dall'anno di prima immatricolazione), del parco autovetture immatricolate in Italia, si può consultare la sezione dedicata agli studi e ricerche del sito Aci ed allora emerge che solo nella nostra provincia (quella di Monza e Brianza) al 31 dicembre 2014 erano censite 523.673 auto su 37.080.753 totali circolanti in Italia. In relazione alla fasce di azianità (qui il dato è riferito al 31 dicembre 2011) ed è Regionale, delle 5.875.403 automobili Lombarde, 439.870 (il 7,5% del totale) aveva più di vent'anni mentre quelle nuove (per allora: era la fine del 2011 ndr) erano 344.860 (il 5,9%), assestando un valore medio di circa 8 anni. Ovvero il parco auto circolante in Lombardia è mediamente conforme alla direttiva Euro 4 (il riferimento è circoscritto alle sole autovetture). L'argomento è ampio: entrerebbero in gioco i dati sull'incedentalità, sulla sicurezza delle strade e sulla disciplina degli automobilisti. Se è la tecnica a rendere sicuri i veicoli, purtroppo la loro pericolosità è ancora enormemente influenzata dai comportamenti umani: da quell'umanità che poggia le mani sul volante.

mercoledì 8 aprile 2015

Tariffe energetiche in calo anche nel II trimestre, breve guida su come orientarsi nella scelta del venditore energetico nel mercato libero

L'appuntamento trimestrale fisso sarà questo: l'aggiornamento periodico delle tariffe energetiche: il costo di elettricità e gas, fissato ogni tre mesi dall'Autorità per l'energia elettrica il gas ed il sistema idrico (AEEGSI), applicato ai clienti del mercato tutelato. Anche in questo secondo trimestre: dal I aprile al 30 giugno 2015 (così come nel primo), assisteremo ad una diminuzione dei costi energetici. Stimata in un risparmio complessivo di 75 euro, spalmati sull'intero anno scorrevole (dal I luglio 2014 al 30 giugno 2015). Registreremo un calo dell'1,1% della tariffa elettrica, che costerà 0,18516 €/Kwh per l'intero trimestre, determinando così una spesa media per il cliente domestico tipo (potenza impegnata di 3 Kw e consumo annuo di 2.700 Kwh) pari a 510 €, con un risparmio di circa 6 €. Più consistente sarà invece la diminuzione del costo del gas, che scenderà del 4% attestandosi sul prezzo di 0,7846 €/m3 determinando una spesa media (il riferimento è sempre al cliente tipo che consuma 1.400 m3/anno) di 1.135 € con un risparmio di 70 € sull'anno scorrevole precedente.
Queste tariffe rappresentano inoltre i termini di paragone a cui devono riferirsi i venditori di energia del mercato libero quando propongono le proprie offerte. Tra le informazioni precontrattuali da fornire al nuovo potenziale cliente c'è la scheda di confrontabilità: un'informativa fondamentale indispensabile alla sintetica valutazione, da parte del consumatore, della convenienza economica dell'offerta proposta. Qui sottoforma di tabella possiamo confrontare la spesa annua, stimata per le diverse fasce di consumo, nel segmento di mercato tutelato (le tariffe sono quelle stabilite dall'Autorità) con quella del mercato libero definita dall'offerta considerata. Le tipologie di offerte proposte dagli operatori, si possono raggruppare in due macro categorie: quelle con lo sconto applicato alle condizioni economiche dell'Autorità e quelle a prezzo fisso e costante per l'intera durata contrattuale (generalmente variabile  tra uno o due anni). Nell'elettricità, la scelta può essere infine guidata dalle abitudini di consumo, che può far propendere per una scelta di tariffazione bi- o mono- oraria.
Dal I gennaio 2018, secondo le intenzioni Governative espresse nel Disegno di Legge Concorrenza (quello che ha fatto insorgere tassisti, notai e farmacisti), il mercato energetico sarà completamente liberalizzato, con buona pace delle tutele dei consumatori, che saranno messe a dura prova dall'adozione delle consuete pratiche commerciali scorrette (vedi alla voce cartelli tariffari, contratti non richiesti e bollette pazze) attuabili dai venditori più spregiudicati. Il dibattito è aperto. Contattaci per il tuo check-up energetico.